Ammazzato un cane perché infastidiva le greggi

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Il 9 aprile, l’Unione Sarda e la Nuova Sardegna pubblicano articoli dal titolo:

“Legano il cane all’auto e lo fanno correre fino a ucciderlo: “Dovevamo punirlo” e
“Uccidono il cane trascinandolo con l’auto: “L’abbiamo punito, aggrediva il gregge”.

Leggiamo che padre e figlio hanno punito il loro cane legandolo al gancio traino della loro auto e lo hanno trascinato per chilometri fino a ucciderlo. Per questo sono stati denunciati dai carabinieri di Siniscola per “uccisione di animale”. L’episodio è accaduto qualche giorno fa lungo la strada tra Irgoli e Capo Comino. Una pattuglia del pronto intervento dei carabinieri mentre percorreva la provinciale 72 ha incrociato la Ford Focus con a bordo un 42enne allevatore del Nuorese e suo figlio di 16 anni. I militari hanno subito notato il cane trainato al gancio della vettura e hanno fermato l’auto. L’allevatore si è giustificato spiegando di aver voluto così punire il cane per i danni che avrebbe commesso nella sua campagna. Quando i soccorritori, chiamati dai carabinieri, sono giunti sul posto l’animale respirava ancora. Ma è morto durante il trasporto a un ambulatorio veterinario di Orosei e una volta giunto a destinazione il veterinario non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.

I due allevatori quando hanno visto i carabinieri si sono dati alla fuga, ma presi dal panico sono finiti fuori strada. A quel punto i militari si sono accorti del cane, che dopo essere stato trascinato per chilometri, anche se ancora vivo era ferito e sofferente. I due allevatori, che dopo la denuncia rischiano dai tre ai 18 mesi di carcere, hanno spiegato che l’animale “infastidiva” anche le loro pecore.

L’on. Cristiana Muscardini, nota per il suo impegno sia a livello istituzionale che personale per la difesa degli animali, ha subito scritto al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, evidenziando che “fatti di questa gravità, che fanno presumere altre violenze e maltrattamenti non venuti alla luce, dovrebbero portare a specifiche sanzioni che, nel caso in cui le violenze siano commesse da persone che allevano gli animali, portino, oltre alle pene già previste, ad una sanzione aggiuntiva che vieti loro, per un significativo numero di anni, di dedicarsi all’allevamento”.

Diverse associazioni di animalisti e blogger di tutta Italia hanno riportato questi fatti e attendono anch’essi una chiara presa di posizione da parte del ministero.

I lettori commentano “non ci sono parole che descrivono il disprezzo per persone che fanno una cosa così. Sono una persona molto pacifica che cerca sempre una soluzione quando ci sono divergenze, però quando qualcuno fa male a un essere più debole di lui mi arrabbio veramente: Io voglio chiedere a questo padre, che cosa insegna a suo figlio (che non si è ribellato a partecipare a questa uccisione):

Quando lui sarà vecchio, il figlio lo legherà dietro la macchina? “

L’on. Muscardini termina la sua lettera al ministro auspicando che arrivi dal ministero una proposta concreta in tempi brevi.

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Che ci andiamo a fare in Europa? Per cosa andremo a votare? Cosa fanno i nostri deputati?

Cristiana Muscardini spiega quale è stato il ruolo dell’Italia nel Parlamento europeo, quale avrebbe dovuto essere e come va reinterpretato. Riassume i suoi 25 anni al Parlamento europeo ed evidenzia gli errori commessi dal nostro paese; quelli da non ripetere!

radio24                  muscardini plenaria

Il “Made in Italy” e i suoi nemici tedeschi

Il 22.04.2014 DIE WELT Economia pubblica un articolo titolato Il “Made in Italy” e i suoi nemici tedeschi http://www.welt.de/wirtschaft/article127169724/Made-in-Italy-und-seine-deutschen-Feinde.html

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I giornalisti Tobias Bayer e Florian Eder su Die Welt Economia scrivono “Gli italiani amano i prodotti nostrani, anche all’estero si predilige il design italiano. Con il “Made in Italy” il paese si aspetta l’anelata ripresa. Ma il governo federale [tedesco] vuole impedirlo” e proseguono affermando “Germania contro Italia. In prima linea combatte Cristiana Muscardini, Eurodeputata di … (i preparatissimi giornalisti tedeschi indicano un partito del quale l’on. Muscardini non ha MAI fatto parte e omettono invece di scrivere Gruppo ECR!). “Il più grande oppositore è proprio la Germania, paese particolarmente forte con i beni d’investimento, che non sono soggetti alla concorrenza. Inoltre qui da noi” – sostengono i due giornalisti tedeschi – “ci sono molte catene di distribuzione che non hanno interesse a mostrare pubblicamente la provenienza dei propri prodotti […] un ulteriore motivo per il NO tedesco: l’attuale proposta al marchio di origine prevede che sia determinante anche l’ultima fase di produzione. Persino se il lavoro di ingegneria è stato fatto in Germania e l’ultima vite è stata girata in Marocco, bisognerebbe indicare sulla macchina “Made in Marocco”. Un affronto per l’industria tedesca. Martedì scorso l’Italia ha vinto sulla Germania, per il momento. Il Parlamento europeo ha fatto passare un pacchetto sulla sicurezza dei prodotti il cui articolo 7 prevede un certificato di origine. Sono stati determinanti i voti dei paesi del Sud Europa, soprattutto di Italia e Spagna e della frazione socialdemocratica. Con tono decisamente “bellicoso”, i giornalisti proseguono con “La battaglia continua. I tedeschi hanno fatto l’impossibile per far cancellare l’articolo 7 […] ma non c’è stato niente da fare. Comunque il “Made In” non è ancora esecutivo. A maggio ci saranno le elezioni europee e questo costituirà una battura d’arresto. Poi il consiglio dell’Unione europea dovrà dare la sua approvazione e in quella sede c’è un fronte di 16 governi che osteggiano il marchio di origine. L’attuale proposta di “made In” non diventerà legge.” In sintesi i Tedeschi intendono continuare a produrre in tutto il mondo e certificare il prodotto “Made in Germany” perché “l’idea” che ha portato alla realizzazione del prodotto è tedesca. La verità è che in Germania non si produce quasi più nulla, ma le esportazioni tedesche sono in aumento, solo perché i loro prodotti, anche se realizzati all’estero, continuano a riportare il marchio “Made in Germany” quale garanzia di accuratezza e qualità. La Germania vive della fama che si è un tempo costruita, ma non produce più, eppure vuole che il consumatore, oltre che lasciarsi ingannare, si autoconvinca di avere tra le mani un prodotto di ottima fattura teutonica. Al lettore che non si è già informato autonomamente, per esempio consultando il sito http://www.europarlamento24.eu/etichettatura-si-riprova-con-il-made-in-obbligatorio/0,1254,106_ART_6676,00.html, i due giornalisti fanno credere che soprattutto l’Italia voglia far passare una normativa secondo la quale basti mettere “l’ultima vite” nel belpaese per aggiudicarsi la possibilità di apporre la certificazione “Made in Italy”. Decisamente questo non è vero. La finalità della normativa in questione è volta a migliorare la tracciabilità delle merci e rafforzare la tutela dei consumatori. Tenere invece aperte delle sedi in Germania nelle quali “si pensa” un prodotto, lo si fabbrica poi in estremo oriente, e infine si invade il mercato di prodotti “Made in Germany”, non è corretto nei confronti del consumatore. Se i Tedeschi, per lo meno quelli che hanno osteggiato il Made In, ritengono che il loro lavoro di “ingegneria creativa” sia più importante di qualsiasi altro dato per avere la certezza della qualità del prodotto, perché allora non apporre un bella etichetta con la dicitura “Devised in Germany” (pensato in Germania) ed evitare in questo modo di ingannare il consumatore? Marinella Colombo

Silvio, il servo di Angela

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Angela Merkel è stata protagonista dell’accordo raggiunto al Consiglio europeo di Bruxelles, abbiamo con la Germania una relazione di grande amicizia: io penso che con questo cancellierato questi rapporti diventeranno ancora più caldi, più cordiali“; queste parole non sono né di Mario Monti, né di Enrico Letta, entrambi divenuti Presidenti del Consiglio in Italia, secondo alcuni, proprio grazie all’appoggio decisivo del cancelliere tedesco. Queste sono le affermazioni del 2005 di Silvio Berlusconi, di quando era entusiasta della Merkel e giocava a nascondino dietro le colonne. Poi, un po’ a ragione, un po’ a convenienza, qualcosa è cambiato, fino ad arrivare alla tanto famosa definizione di “culona inchiavabile” con cui l’ex Premier appellò la cancelliera. Tuttavia qualcos’altro non è cambiato, e non cambierà: la collocazione europea del partito di Berlusconi, Forza Italia, che fa coppia fissa con quello della Merkel, la CDU. Entrambi sono nel PPE, partito europeo a chiara conduzione tedesca, che insieme ai Socialisti & Democratici è il maggior responsabile dell’attuale situazione del continente. Berlusconi spara a zero contro la Germania, con frasi abbastanza vergognose sull’Olocausto, tragedia strumentalizzata più che mai in questa campagna elettorale (anche Grillo la utilizzò a fini politici). E continua con la sua tattica del trombonismo acuto: strillare per farsi sentire. Ma dov’era Berlusconi quando la Germania bloccava i negoziati sulla denominazione di origine controllata? Dov’è Berlusconi quando lo Jugendamt rapisce i bambini italiani e non li fa più tornare in patria, e non gli fa più rivedere i genitori italiani? Era dov’è sempre stato, dov’è attualmente e dove sarà anche dopo queste elezioni: nel Partito Popolare Europeo, dove la leadership di Angela Merkel si fa sentire più forte che mai e dove dimostra di essere un servo della Germania contro cui tanto sbraita se una telecamera lo sta riprendendo.

EXPO, già un fallimento o ancora un’opportunità?

expo milano 2015

Fra un anno Milano avrà l’onore e la meravigliosa opportunità di ospitare l’EXPO 2015. Il tema scelto, quello dell’alimentazione sostenibile, va a pennello con le qualità e le eccellenze agroalimentari ed economiche italiane. Tutto il mondo ci invidia (e ci visita) anche per il nostro ottimo cibo e per i nostri fantastici vini, oltre che per l’arte, la cultura e i nostri straordinari paesaggi. Ma seguendo sui giornali le vicende più “politiche” legate a EXPO e girando nella mia città, mi viene da farmi qualche domanda: EXPO è già da considerarsi un fallimento o può ancora diventare un’opportunità? Non siamo in ritardo? Siamo abbastanza attrattivi?

Le prime vicende di cui i milanesi si ricordano quando pensano a EXPO sono i mirabolanti progetti, ora profondamente ridimensionati per mancanza di tempo e di soldi, e il balletto di poltrone, di nomine, di politici e amministratori, oltre all’occhio attento della giustizia che ha vigilato da subito sugli appalti (per fortuna). Passando dai cantieri a Nord Ovest di Milano viene da chiedersi se faremo in tempo. Molti paesi non hanno aderito o hanno ritirato la loro adesione. I dubbi sono tanti, ma le speranze sono maggiori: EXPO può essere una grandissima opportunità per il nostro paese – e i prossimi eurodeputati italiani dovranno lavorare concretamente, anche loro, alla sua riuscita – per attrarre investimenti, per far conoscere le nostre aziende di qualità, per aumentare le entrate e le esportazioni. Deve essere un’opportunità, non ci si può permettere che diventi un fallimento. Allora lavoriamo duro, milanesi, come siamo abituati a fare e come spero di fare anche io se sarò eletta al Parlamento Europeo, per fare di questa manifestazione una vetrina scintillante che ricordi al mondo e all’Italia quanto è bella la nostra città e quanto valga la pena scommettere sull’Italia e sugli italiani, sulle nostre imprese, sulla nostra qualità.  Rimane molto ancora da fare: per esempio, sono veramente pochi i taxi attrezzati con POS. I biglietti per i trasporti pubblici non si trovano facilmente, specie la sera o nei giorni festivi; le macchinette per la vendita, oltre che nelle stazioni del metrò, andrebbero installate anche ad ogni pensilina. Le piste ciclabili, benché il Comune ci stia lavorando, sono poche e la sicurezza per chi gira in bicicletta è scarsa, come lo è la sicurezza in generale in alcuni punti fondamentali della nostra città, la Stazione Centrale su tutte. Altri servizi, come il car sharing, si sono rivelati un successo e di questo va dato merito all’assessore Maran. Tuttavia rimane ancora molto da fare, specialmente nel coinvolgimento dei cittadini milanesi all’iniziativa. Io provo a farlo, nel mio piccolo: suggeritemi qui, o su Facebook o su Twitter o sul mio indirizzo e-mail colombo2014eu@gmail.com, cosa vorreste per EXPO e per Milano, con l’hashtag #XEXPOvorrei: raccoglierò le idee migliori in una lettera che manderò al Sindaco Pisapia e al Commissario Unico Giuseppe Sala, segnalandogli i vostri suggerimenti, per fare in modo che EXPO sia un’opportunità e non un fallimento

Il Nord Ovest torni a essere locomotiva d’Italia e Milano il suo cuore

duomoDa tanti anni, dalla fine dell’ultimo decennio – quando il governo in carica ci diceva che “la crisi non c’era” e si sarebbe risolto tutto in un paio d’anni- il settore industriale italiano soffre sempre di più. La tassazione elevata, l’incapacità delle amministrazioni di sfruttare le opportunità offerte dall’Europa, l’alto costo dell’energia, i balzelli nella legislazione sul lavoro e la totale assenza di una politica industriale lungimirante, sono alla base del declino di quelle piccole e medie imprese su cui si fonda il benessere dell’Italia e che sono concentrate per la maggior parte nel Nord. Parlare di Nord rischia sempre di farti sembrare un po’ leghista, anche se non dobbiamo dimenticarci che proprio quel partito che porta il Nord nel nome ha svenduto i suoi ideali federalisti per attaccarsi al carrozzone dei no Euro, non ha salvato Malpensa quando poteva e ora ha persino aperto una sede elettorale ai Parioli, cuore di quella “Roma nord” da lui tanto criticata. Ma il nord, in particolare il Nord Ovest del triangolo industriale Genova-Torino-Milano che ha fatto da pioniere una volta raggiunta l’unità del paese nel settore agricolo, industriale e tecnologico, deve essere al centro della rinascita italiana. Per farlo, occorre difendere le sue PMI continuando a combattere, come ho intenzione di fare proseguendo quella battaglia aperta tanti anni fa dall’On. Muscardini sul Made In, che salverebbe i 110.000 posti di lavoro che si perdono ogni anno a causa della contraffazione, e che darebbe regole chiare e impulsi nuovi ai nostri esportatori. Occorre anche un’armonizzazione del codice doganale a livello europeo: come possiamo avere l’Europa unita e la libera circolazione delle merci, se a sdoganare un cargo ad Anversa ci vogliono un paio di ore mentre nei nostri porti – dove si effettuano controlli accurati – ci vuole più tempo? Orari e controlli uguali per tutti garantirebbero maggiore sicurezza ai consumatori e più equità nei commerci tra paesi membri e potrebbero dare nuova vita ai porti italiani, uno su tutti quello di Genova, rendendoli hub nel Mediterraneo per collegare il Nord Africa e il resto del mondo all’Europa. Milano, la mia città, deve tornare ad essere il crocevia di merci, idee e investimenti, la città in cui vengono prese decisioni economiche importanti per tutti, uno dei massimi centri europei degli affari, sede di importanti fiere e fulcro del commercio in Italia. Deve tornare ad essere il cuore economico dell’Italia e, ci auguriamo al tempo stesso, anche la capitale morale che era. L’isolazionismo e la paura dell’Europa non pagheranno, anzi ci porteranno in un nuovo medioevo, non è scappando o nascondendosi che si risolvono le situazioni. Noi vogliamo starci in Europa, ma con il ruolo che ci è dovuto e reclamando il rispetto che ci meritiamo. L’Italia per risorgere deve aprirsi all’occidente e all’Europa. I veri responsabili della crisi sono i politici incapaci e quelli che in Europa ci hanno svenduto anziché rappresentato e difeso. Troppo facile dire che la situazione attuale dell’Italia sia colpa di Bruxelles, troppo facile soprattutto se affermato da chi a Bruxelles non ha lavorato per i propri concittadini e ha firmato o lasciato che si firmassero – per assenteismo, disinteresse e superficialità – regolamentazioni e accordi pregiudizievoli per il nostro Paese.

Il Manifesto di Scelta Europea

FIDUCIA

L’Europa che scelgo è fatta della fiducia dei suoi cittadini. Abbiamo unito le nostre storie per un progetto che riformi le istituzioni europee a vantaggio dei cittadini, con un ruolo sempre più determinante del Parlamento europeo e una nuova Convenzione per cambiare pagina.

FEDERALISTA

L’Europa che scelgo è federalista e sa che nel XXI secolo gli europei sono uniti o non sono niente al cospetto delle altre potenze del mondo – e questo dall’economia alla pace, dalle sfide ambientali alla lotta contro il crimine. L’Europa che scelgo pretende solo passi in avanti nel processo d’integrazione, per un’Europa federale dalle competenze chiare – con maggiori risorse proprie e dove valgano per tutti regole comuni con decisioni democratiche e trasparenti, anziché gli attuali rapporti di forza tra singoli governi in incontri a porte chiuse – nemica della burocrazia e vicina alle imprese, ai lavoratori, alla libertà di ricerca, all’innovazione, all’autonomia dei territori.

LIBERTA’ – DIRITTI CIVILI

L’Europa che scelgo è spazio di libertà fondamentali e di diritti civili avanzati, di un modello sociale universale e della piena laicità delle istituzioni pubbliche. L’Europa dove si può vivere e trasferirsi ovunque, e provare un sentimento di appartenenza e di felicità comune, sotto la tutela della Carta dei Diritti Fondamentali per una cittadinanza europea, la cui piena applicazione è il fondamento di una nuova libertà.

MENO TASSE – MENO SPRECHI

L’Europa che scelgo è liberale e vuole meno tasse per tutti, soprattutto per lavoratori, imprese e famiglie, e per questo una convergenza fiscale insieme a un abbattimento dei costi della burocrazia e all’eliminazione dei privilegi corporativi e delle istituzioni e della spesa pubblica inutile e dell’assistenzialismo clientelare.

CONTI IN ORDINE INVESTIMENTI E BILANCIO UE

L’Europa che scelgo vuole che la gestione della moneta comune non sia un ostacolo all’integrazione e difende la disciplina di bilancio perché crede che aumentando il debito non si assicuri alcun futuro ai giovani. Vuole riforme per la crescita come lo scorporo degli investimenti produttivi concordati dal calcolo del deficit, un bilancio della zona euro per finanziare un’assicurazione contro la disoccupazione, l’eliminazione delle barriere nazionali nell’attività antitrust, un fondo di redenzione del debito e il completamento dell’Unione bancaria per lottare contro la speculazione. Questa Europa vuole la divisione tra banche d’affari e banche di risparmio.

LAVORO RICERCA IMPRESA – PIU’ GIOVANI

L’Europa che scelgo persegue la piena occupazione e valorizza i giovani con la loro energia e creatività e i meno giovani, sempre più partecipi della nostra società. La conoscenza – scuola, università, ricerca e cultura – è il futuro dell’Europa, è il progresso che consente di innovare il manifatturiero, le piccole e medie imprese, l’agricoltura, l’artigianato, e il turismo anche come strumento per la formazione della cittadinanza europea.

EUROPA NEL MONDO – POLITICA ESTERA – DIFESA COMUNE – IMMIGRAZIONE LEGALE – LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

L’Europa che scelgo in questo mondo è molto di più che solo euro si/euro no, è aperta a nuove adesioni e al partenariato mediterraneo, mette al centro del suo sviluppo i diritti civili, la politica estera, di cooperazione e di difesa comune, consapevole del suo ruolo di solidarietà e di sicurezza collettiva nel mondo. Non ha paura dei processi globali ma pretende con una voce unica regole chiare e reciproche nel commercio internazionale, diritti del consumatore, valorizzazione delle nostre eccellenze e lotta alla contraffazione. Considera l’immigrazione legale, secondo regole comuni, un’opportunità e non una minaccia, vuole una politica comune di asilo e migrazione rispettosa dei diritti umani, con una migliore gestione comune delle frontiere esterne e una maggiore cooperazione per combattere la criminalità internazionale.

ECOLOGIA E RINNOVABILI

L’Europa che scelgo è ecologista e preserva le risorse per le future generazioni. La ricchezza non è rappresentata solo dal Pil ma anche dal benessere degli individui e dalla qualità del territorio. La mia Europa investe sulle energie rinnovabili e favorisce il mercato comune dell’energia impedendo che vi siano lobby monopoliste.

APPLICAZIONE DI NORME DI PROGRESSO

L’Europa che scelgo è stato di diritto, con l’effettiva applicazione di norme di progresso, a fronte del centinaio di procedure di infrazione avviate contro l’Italia per mancata o cattiva applicazione del diritto europeo.

CONCRETEZZA E PIENO USO DEI FONDI UE

L’Europa che scelgo è concretezza di risorse per imprese, territori, ricercatori, società civile, col pieno uso dei fondi UE oggi non impiegati dall’Italia per carenza di informazione, di formazione, di semplicità e trasparenza delle procedure, di capacità progettuale.

BUONGOVERNO

L’Europa che scelgo è buongoverno, con criteri di convergenza misurabili e vincolanti non solo economici ma anche per la protezione sociale, la libertà di informare e di essere informati, gli investimenti per l’innovazione, e il contrasto alla corruzione e all’evasione.

ACCESSO DIGITALE

L’Europa che scelgo è digitale e offre una rete più accessibile, libera e sicura, tecnologicamente avanzata, spazio di trasparenza amministrativa, di informazione e di partecipazione democratica.

 

Marinella Colombo

Marinella Colombo è nata e vive a Milano, dove si è laureata in lingue e letterature straniere, ha conseguito un Master in “Tutela, diritti e protezione dei minori” e ha frequentato corsi di marketing ed economia occupandosi di commercio internazionale, parla tedesco, inglese, francese, spagnolo, catalano e portoghese. E’ stata con successo imprenditrice in Germania importando manufatti italiani e facendo conoscere il nostro Made in. Quando lo Jugendamt (amministrazione per la gioventù tedesca) ha imposto ai suoi figli di vivere in Germania, impedendo di fatto che potessero frequentare la madre e la parte italiana della famiglia, si è dedicata alla battaglia per ottenere che i bambini europei abbiano tutti gli stessi diritti, mentre ad oggi i minori con un genitore tedesco devono vivere in Germania. Nel 2012, con la Rizzoli, ha pubblicato il libro “Non vi lascerò soli”. Dopo aver condiviso molte iniziative in Europa con l’On. Cristiana Muscardini: dalla difesa del Made in e dell’artigianato, dall’ambiente all’agricoltura e ai diritti degli animali ha dato vita al primo progetto italiano di Mediazione familiare internazionale ed è responsabile per i Conservatori Social Riformatori delle politiche familiari e sociali. Ha partecipato a diverse iniziative per contrastare la violenza contro le donne e la pedofilia. Il suo impegno, nel futuro parlamento Europeo è per il riconoscimento della dignità dell’italianità in Europa senza prevaricazioni, inutili burocrazie e pericolose indifferenze verso i più deboli.